Curiosità su Fragili Confessioni
Titolo
Non ho idea se Fragili confessioni sia il titolo migliore (più efficace) che potessi trovare, ma di sicuro non è venuto fuori facilmente. La lista, o meglio, le liste, di possibilità sono state davvero tante.
Durante la scrittura il titolo provvisorio era Terra piatta, mi serviva per focalizzarmi sulla impossibilità di fuga dei protagonisti dal loro destino. Sarebbe stato il concetto cardine dell'epilogo (e per lungo tempo lo è stato, poi è divenuto un po' più sfumato).
Finita la prima stesura, però, quel titolo non mi soddisfaceva più e scrivendo e cancellando opzioni, mi sono focalizzato su Niente per sempre che mi pareva ben rappresentasse lo spirito del libro. E' con questo titolo che ho sottoposto il testo ad alcune agenzie letterarie ed è stata una di queste a stimolare l'idea di mettere la "confessione" nel titolo. Apriti cielo!
Il florilegio di opzioni ha incluso ad esempio D'amore, morte e confessioni, Confessioni d'amore e morte, ma anche Cronaca d'una singola morte (aargh!) o Ineluttabile e così via sempre peggio.
Come dicevo, non ho idea se Fragili confessioni sia il titolo migliore (più efficace) che potessi trovare, ma alla fine mi è sembrato semplice e intrigante. Ha vinto la gara e adesso devo ammettere di essermi affezionato ad esso.
Copertina
La scelta di una copertina efficace è tutt'altro che semplice. Fragili confessioni ha avuto pubblicazioni con due diverse immagini, ma in realtà le elaborazioni sono state ben di più.
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Costruzione
1. La struttura
La prima ipotesi che ho fatto prevedeva 10 capitoli totali (tre per protagonista più un epilogo) per un massimo di 15 pagine ciascuno. Cioè un libro di circa 150 pagine in totale.
Poi è successa una cosa che avevo sentito raccontare ma cui non avevo mai creduto: i personaggi hanno preso il controllo, hanno riempito lo spazio e il libro è cresciuto fino a raddoppiare le pagine. Avevano bisogno che i lettori li conoscessero davvero!
La loro voglia di vivere ha complicato anche il susseguirsi dei capitoli, perché se per la prima parte è stato semplice seguire l'alternanza che avevo immaginato (Marco-Anna-Prete-Marco-Anna-ecc.), per la seconda si è rivelato impossibile: per tenere la tensione e l'incertezza, troppi elementi si accumulavano in fondo, generando confusione anziché interesse.
Ho quindi ritenuto indispensabile riunire la seconda parte in tre macro-capitoli autoconclusivi.
Uno per ciascuno di loro.
Quindi okay?
Neanche per scherzo!
Attenzione, proseguendo si trovano anticipazione sui contenuti!
SPOILER
SPOILER
SPOILER
Riuniti i sei capitoli che avevo scritto nei tre macro conclusivi, mi sono trovato di fatto con due (quasi tre) finali che, come mi ha fatto notare qualcuno, lasciavano interdetti. Sembrava che rispondessero più al bisogno di spiegare che non a quello di narrare.
Trovavamo quindi, seguendo l'alternanza della prima parte, dapprima un capitolo dedicato a Marco con la spiegazione dell'omicidio e del tratto finale del suo percorso per arrivare sin lì. Anche il corsivo di Anna imprigionata come se fosse Erika era tutto in questo capitolo.
Era il primo finale: l'addio di Marco alla sua amata.
Poi trovavamo Anna con il (mezzo) finale dell'ingresso in chiesa per il matrimonio.
Infine l'amore del prete con il gran finale in sospeso della sua confessione.
Troppi!
Il climax, forse l'intero scopo del romanzo, si disperdeva nella indecisione.
Dovevo scegliere tra il finale del prete (che per me era sempre stato IL finale) e quello di Marco (che chiudeva il cerchio con la prima pagina del romanzo)
Ho provato a montare e smontare tutto più volte, con il problema di quel corsivo di Anna che doveva svilupparsi non più all'interno di un macro-capitolo ma trasversalmente a essi, (dicendo e non dicendo, ingannando ma non mentendo). Insomma, una sola soluzione era tecnicamente possibile: far saltare lo schema di alternanza che mi ero prefissato e dargli la forma attuale, con la voce di Marco a dirci addio.
2. I tempi della narrazione
Sin dal suo concepimento, la narrazione doveva svolgersi su linee temporali diverse.
Nella prima parte il prete vive infatti il presente del romanzo, Marco un passato prossimo (il giorno precedente) e Anna uno ben più lontano.
Non lo si comprende fino allo sviluppo della seconda parte, dove i presenti narrativi dei personaggi si allineano nello stesso giorno.
All'interno dei capitoli, salvo rare eccezioni (ad esempio Anna 1.) ho proposto sempre lo stesso schema narrativo temporale, con lo scopo di creare un automatismo nel lettore che rendesse più fruibile l'intera vicenda. Così, normalmente lo schema temporale e di contenuto del singolo capitolo é: inizio nel presente narrativo del personaggio, stacco con inizio primo flashback, stacco con narrazione di un secondo flashback, ripresa e conclusione primo flashback, ripresa e conclusione presente narrativo.
3. Le voci dei protagonisti
L'aspetto più evidente delle narrazioni dei tre protagonisti è il fatto che, ovviamente, Marco narra in prima persona mentre Anna e il prete sono raccontati in terza.
L'obiettivo era chiaramente quello di far percepire al lettore le deviazioni della mente dell'assassino, e cosa è meglio della prima persona, a tal fine?
Ma, come dicevo, questo è l'aspetto più evidente, perché in realtà ho provato a fare di più: ho sviluppato i protagonisti con tre tempi verbali differenti (soprattutto nella prima parte).
Così, Marco racconta al presente. Anche se nella prima parte il suo tempo narrativo è leggermente nel passato volevo che fosse lì, davanti agli occhi del lettore, e che Marco dicesse "ehi! sono qui, sono un deviato e non hai idea di quel che ti farò provare!"
Ha funzionato?
Anna invece non poteva che svilupparsi al passato remoto. E non tanto perché il suo tempo narrativo è il più lontano, ma anche perché si parla di una vita remota (di stile e di luoghi) cui lei ha deciso di rinunciare, come scopriamo nel suo finale.
Infine il prete.
Il suo è sempre il tempo narrativo del presente, eppure ho sempre saputo che con lui avrei scritto all'imperfetto. Quale altro tempo poteva recitare meglio il dubbio che gli scavava la mente?